Educazione martedì 17 luglio 2018 Registrazione Login

Socializzazione...

Uno dei primi insegnamenti che il cucciolo deve ricevere, è quello di imparare a socializzare con il mondo che lo circonda e che non gli è ostile.. Possiamo dire che questa fase inizia  da quasi subito e non finisce mai, perché svariate sono le situazioni in cui può trovarsi un cane nella vita. Prima di affrontare questo tema, bisogna però avere bene in mente che cosa si vuole ottenere dal nostro compagno e che vita dovrà fare da adulto.. Sarebbe inutile ad esempio,  che volendolo destinare alla difesa di un magazzino, noi gli insegnassimo che tutte le persone sono buone, facendolo carezzare e toccare da ogni estraneo, perchè logicamente se un essere vivente sano di mente, non riceve mai alcun male da una persona, ma anzi solo complimenti e coccole, non potrà che manifestare benevolenza verso chiunque. Allo stesso modo sarebbe ridicolo crescere un Jack Russell ( razza selezionata per il "ratting", la caccia degli animali nocivi, ratti in particolare...e successivamente alla volpe) in casa, trai cuscini e i divani, sforzandoci di fargli accettare il criceto del bimbo, per poi andare a chiedergli un giorno, di divenire uno sterminatore dei topolini presenti in scuderia.. Innanzitutto facciamoci un esame di coscienza, possibilmente prima di prendere il cucciolo, e cerchiamo di porci la domanda: come voglio che cresca il mio cane?

Una volta stabilito questo, e ammettendo di desiderare un cane equilibrato, per una persona media del giorno d'oggi, che non necessita quasi mai dell'intervento di una guardia del corpo canina, si può procedere con relativa tranquillità, nella socializzazione a tutti gli estranei che popolano il nostro mondo, di modo che il nostro cane divenga inoffensivo verso essi, e si integri bene nella nostra vita, senza complicarcela inutilmente... Di estranei, di osatcoli, possono essercene di natura animale o umana, ma anche  di natura inanimata,  come i rumori, il traffico, la folla, i treni, insomma, l'ambiente esterno, che ogni tanto si può rivelare davvero un pericolo e uno spavento per i nostri compagni. Fin dalla nascita, il cucciolo comincia a ricevere degli stimoli dall'ambiente esterno; inizialmente si tratta semplicemente del calore della madre, delle spinte dei fratellini, degli odori, e pian piano questi  divengono sempre di più e affollano la sua mente.. Il cane non avendo uno spiccato uso dell'immaginazione e di quell'area del cervello a noi umani indispensabile, si lascia guidare tantissimo da associazioni di stimoli sensoriali, come la fame, il freddo, il contatto fisico, i suoni, così che comincerà a trovare consueti la nostra voce, i rumori dell'ambiente in cui cresce (che dovrebbero essere per l'appunto i più svariati anche se non esagerati; ricordiamoci infatti che c'è un tempo per ogni cosa, e ci vuole anche quello della tranquillità e del semplice dormire...), la voce della madre e soprattutto il suo esempio.. Una mamma guardinga che abbaia al minimo rumore, trasmetterà questo suo modo di essere anche ai cuccioli, che cresceranno dunque con quell'input nel cervello; una paurosa, che non abbaia mai, che si rimpiatta nella cuccia, crescerà dei cuccioli con un esempio già di paura e sottomissione... Il cane reagendo per associazione, e tendendo sempre a evitare il dolore, gli scontri, le incertezze, emulerà il comportamento a lui meglio conosciuto come "favorevole", dunque se la mamma mi insegna così e lei è grande e grossa, pensa il cucciolo, sarà meglio che anche io la imiti!

Come dovremo comportarci noi una volta arrivati a casa col cucciolo? Semplice! cercheremo di completare i primi insegnamenti dati dalla madre e dall'allevatore, con il nostro esempio, che dovrà essere il più possibile naturale. Per lui noi rappresenteremo tutto il suo mondo, ci guarderà per capire come rapprocciarsi con esso, e se sapremo dare delle buone e giuste indicazioni, il nostro amico sarà notevolmente facilitato e potrà quanto meno, dare il meglio di sé, genetica e natura permettendo. Cominceremo in questo senso, ad indirizzarci su dei metodi educativi, e possibilmente faremo ricorso all'ausilio di un educatore in carne ed ossa.. I libri, cd, o quant'altro non possono essere sufficienti, per non parlare poi del consiglio dell'amico di turno (“che ha cresciuto mille cani  e ne sa certamente  quanto basta”), perché ci vogliono consigli adeguati al singolo caso, al cane, a noi, all’ambiente in cui viviamo, e soprattutto, anche una volta capito come porre rimedio agli errori, non è detto che si riesca a mettere in pratica la teoria, quindi ci vuole qualcuno che ci sorvegli.  Insomma, fate voi, io vi ho messo sull' avviso! Un cane rimane tutta la vita, ci può far gioire o disperare per una quindicina d'anni...e quando sbaglierà, non verrà l'amico a riparare! ;-) Pensate solamente alla differenza tra l'avere al fianco un cane educato e apprezzato da tutti, che non dia mai fastidio ma anzi, metta in luce tutte le sue qualità, tanto da farsi apprezzare anche da coloro che non sono ben disposti verso gli animali, rispetto all'avere al fianco un cane cresciuto amorevolemente ma indisciplinato, a cui nulla è stato insegnato e che perciò non saprà comportarsi in società, che non potrà stare in mezzo alle persone senza saltargli addosso o peggio essergli ostile senza motivo e quindi traete da soli le vostre conclusioni..

Tra i metodi educativi, oggi giorno come sempre, si assiste a uno scontro tra vecchi e nuovi, tra metodi coercitivi (seppur aggraziati rispetto al passato) e metodi gentili. I primi, prevedono la correzione più rapida possibile di tutto ciò che per noi costituisce errore, con il "No secco", con la strattonata, col collare a strangolo o quant'altro.. Il metodo gentile invece, si basa più sul prevenire l'errore, che sul correggerlo, e sul rinforzo positivo! Non andiamo cioè ad aspettare che il cane sbagli, per insegnargli quel che non deve fare, ma aspetteremo che lui naturalmente o indotto da noi (senza accorgersene), compia delle azioni "per noi" positive, e le premieremo immediatamente (il concetto dell'immediatezza per fissare subito un istante, un'azione, è fondamentale in addestramento).. Questo si chiama rinforzo positivo! Il cane è sempre disattento? non ci presta mai attenzione? beh, cerchiamo di sfruttare il primo momento in cui gioco forza lui si rivolga a noi con interesse, e premiamolo! la volta dopo ci sarà una probabilità in più che lui si ricordi che per ottenere qualcosa noi dobbiamo entrare in gioco con quel determinato comportamento.

Ad es.: stiamo per uscire dalla sala d'aspetto del veterinario, luogo indigesto a molti cani, e lui tira al guinzaglio e gratta per terra per fuggire; cosa facciamo? lo assecondiamo dicendo "si poverino hai ragione" ? No! Aspettiamo che lui si tranquillizzi, possibilmente ci guardi, e solo dopo usciremo, per premiare questo suo atteggiamento e non per rafforzare la sua paura di quel luogo e il tirare al guinazaglio!

 

 

Alice di Castell'Anselmo
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